| ORIGINALE | COMMENTO |
| Istruzioni | |
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| PULIZIA A SECCO E LA secchio del CAT. | Portiamo il secchio di CAT Stevens in lavanderia? |
| Dolcemente sul bacino. | Ma anche sul coccige, perchè no? |
| Riempire il secchio con *********. | Ok, almeno una l'hanno azzeccata... |
| RIMUOVERE SOLO gli escrementi. | ...due vai! |
| CARATTERISTICHE | |
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| NON PREGIUDICARE LA umidità ambientale. | L'umidità è un bene prezioso, non lo pregiudicare! |
| Il più leggero assorbente MERCATO. | Wow! Il mercato dell'assorbente più leggero! |
| La più comoda per il tuo gatto. | Come pisciare in poltrona... |
| RESTA SEMPRE BIANCO. | Con qualche macchia marrone a volte... |
| Dura fino a 40 giorni senza CAMBIAMENTO. | Proprio nessun cambiamento. |
| (In base al peso del gatto). | Che c'entra? |
| PRESE SULLA BASE PRODOTTI NATURALI. | Sulla base "prodotti naturali" ci sono delle prese. |
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| IL PIÙ BENE QUELLO ASSORBENTE PER GATOS | L'assorbente per gatti spagnoli è quello che fa più bene. |
| THE BEST CAT LITTER | In inglese si capisce meglio. |
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| PROFUMATO | Forse profumo? |
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| Fiori di campo |
Fine, finalmente

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Giorno nove: è l’infausto giorno in cui abbiamo deciso di andare in canoa sul Tarn.
A La Malène propongono percorsi di 7 e 13 km, ma non hanno imbarcazioni, quindi andiamo a monte, cerchiamo un altro posto e troviamo un campeggio dove ci accoglie una vecchietta arteriosclerotica che ci propone un percorso di 11 km e, non so per quale motivo, decidiamo che va bene, forse perché c’è scritto 1 ora e mezza di percorrenza. Un bruto a torso nudo e sudaticcio ci imbarca in macchina e ci porta ancora più a monte insieme ad altre due ragazze e nel luogo scelto per l’imbarco ha la genyale idea di far montare le due ragazze sorreggendo la canoa in discesa, con il risultato che questa, una volta lasciata e toccata l’acqua, si impunta e rovescia le poverelle nel fiume… bell’inizio, non penserai di farci fare la stessa cosa? Il tizio sembra aver visto il terrore nei nostri sguardi e ci mette la canoa nel fiume, dove montiamo incerti ma quasi senza problemi. Il vero problema è prendere il ritmo e sincronizzare i movimenti: all’inizio è tragico, ci giriamo n volte su noi stessi e ci incagliamo ennealquadrato volte, con una fatica immane e suscitando le risa dei bambini appositamente intervenuti per prendere per il culo i canoisti inesperti. Le altre canoe passano tranquille e qualcuno ci guarda come per dire si fa così. Dopo un po’ indefinito riusciamo a prendere un certo ritmo da serpente strafatto ma perlomeno ci si muove, anche se in molti punti l’acqua è bassa e la canoa non ci passa, quindi ci tocca scendere e tirarla, sotto il sole di mezzogiorno e senza neanche un po’ d’acqua. Ogni tanto ci scontriamo con altre canoe ed è tutto un pardon! Pardon! Desolé! Nel frattempo, l’ora e mezza prevista per il percorso intero è già passata, e la sensansazione è quella di aver percorso forse 1 km e mezzo (lineare, almeno 3 a zigzag), anche se la fatica è quella di 22. Poi ci sono gli ostacoli. Un ponte basso e stretto viene superato alla grande: ci fermiamo prima per studiare la situazione e lasciar passare altre canoe che vanno dritte senza problemi, poi decidiamo di farci portare dalla corrente (l’acqua è savia! Dice un detto e Isabel) e via verso il ponte. La canoa va dritta per un pezzo, vai, vai, vaaaai, poi comincia a intraversarsi verso sinistra, no, no, nooo, rema a destra! Rema! Rema! CRONK! Incastrati al ponte per traverso. Attenzione: la seguente narrazione è un po’ esagerata, ma rende bene quella scena tragica e il pathos di quei momenti. Attimo di panico (senza audio, zummata sulla faccia dei protagonisti, si legge sulle labbra una bestemmia rallentata), scendiamo dalla canoa per cercare di rimetterla dritta, ma la corrente giusto in quel punto è forte e non ce la facciamo a tenerla. Flup! (Immagine della canoa che si rovescia) I miei sandali se ne vanno, il bidone di plastica che fa da portapacchi si allontana e uno dei remi è già lontano (l’inquadratura segue il remo). Attimo di concitazione, Isabel raggiunge la canoa, ma per raggiungere lei devo attraversare il fiume sotto il ponte, scalzo e con la corrente. (Piano americano, immagine rallentata) “Nnoonn peennsaaree aa mee, preendii iil reemoo! Saallvaaloo! Iioo tii riipreendeeròo!” Esclamo, prima di affrontare eroicamente il fiume. Non mi avrai, inerzia! Ricorrerò alla mia arma segreta: gattonerò con tutte le mie forze! L’attrito è mio alleato e aggrappato a lui percorrerò quel lunghissimo metroemmezzo-due che mi separa dall’altra sponda! Con estrema fatica riesco a non scivolare (ripresa subacquea dei piedi che slittano) e cerco di afferrare con le mani un punto fermo (primo piano sulla mano che afferra una pietra). Ancora uno sforzo! (Primo piano della faccia, espressione di sofferenza). Il fiume tenta un ultimo attacco, quasi uno sgambetto, ma non ce la fa. Sono salvo, ma devo affrettarmi per raggiungere la canoa, i piedi fanno male e le pietre sono amiche del fiume: i miei passi sono incerti, inciampo, ma non cedo, nel mio incedere non cado e non demordo. Raggiunta finalmente la canoa, il remo prosegue il suo viaggio: prendilo! Prendilo! Lo recuperiamo a stento. Tutto questo davanti a un campeggio, alla grande! (Immagine dei campeggiatori che se la ridono e si producono in una schioccante stecca).
Il sole picchia e ci coglie impreparati, per fortuna ci siamo portati dietro i costumi e il portafogli e c’è la possibilità almeno di fare il bagno prima di svenire e di andare a comprare una bottiglia d’acqua in un campeggio. Zuppi per il sudore e sfiancati, finalmente raggiungiamo un paese sul fiume che avevamo visto dalla macchina. Cerchiamo da mangiare, c’è un ristorante, ma è chiuso e riusciamo a trovare solo dei gelati (meglio di nulla!). Ancora affamati ma un po’ più riposati, riprendiamo e ci infiliamo in una battaglia di ragazzotti in canoa gridando atonsiòn! Poi ancora un ostacolo: c’è da scendere e da calare la canoa da una pescaia. Dopo l’esperienza precedente è facilissimo. Siamo distrutti, Isabel non ne può più e non vede la fine, io cerco di non pensarci, non aiuterebbe ad arrivare prima. Ci sembra di aver percorso un Rio delle Amazzoni intero e di aver già passato il campeggio, ma poi, dopo circa 5 ore di pagaiate arriviamo al cartello della fine del percorso, paghiamo e ci allontaniamo dal maledetto Tarn.
