L'urlo di Paolazzzi

Dall'Italia alla Cina, dalla Spagna a Monculi. Fatti miei e svariati eccetera.
Bimestruale, ano 1, n° 3x2. Copirait 2006-2009 Ed. Paoline, sped. in abb. post. maial. so ma. Euro: aggratis
lunedì, 16 novembre 2009

Traduzioni impossibili

Marta, un'amica di italiano di Isabel, lavora per una ditta che produce contenitori. Un cliente, di quelli che dicono di esigere il massimo dai propri collaboratori, gli ha portato dei fogli con le traduzioni delle istruzioni d'uso per la "miglior lettiera per gatti del mondo mondiale" in varie lingue, tra cui inglese, tedesco, cinese, giapponese e naturalmente italiano. Io sono morto e resuscitato tre volte in varie forme e colori dalle risa. Ovviamente devo celare il nome del cliente con degli asteriX, ma riporto fedelmente il testo com'era scritto, aggiungendo un personale commento.

ORIGINALE COMMENTO
Istruzioni  
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PULIZIA A SECCO E LA secchio del CAT. Portiamo il secchio di CAT Stevens in lavanderia?
Dolcemente sul bacino. Ma anche sul coccige, perchè no?
Riempire il secchio con *********. Ok, almeno una l'hanno azzeccata...
RIMUOVERE SOLO gli escrementi. ...due vai!
   
CARATTERISTICHE  
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NON PREGIUDICARE LA umidità ambientale. L'umidità è un bene prezioso, non lo pregiudicare!
Il più leggero assorbente MERCATO. Wow! Il mercato dell'assorbente più leggero!
 La più comoda per il tuo gatto.  Come pisciare in poltrona...
 RESTA SEMPRE BIANCO.  Con qualche macchia marrone a volte...
 Dura fino a 40 giorni senza CAMBIAMENTO.  Proprio nessun cambiamento.
      (In base al peso del gatto).  Che c'entra?
 PRESE SULLA BASE PRODOTTI NATURALI. Sulla base "prodotti naturali" ci sono delle prese.
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 IL PIÙ BENE QUELLO ASSORBENTE PER GATOS  L'assorbente per gatti spagnoli è quello che fa più bene.
 THE BEST CAT LITTER  In inglese si capisce meglio.
   
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 PROFUMATO  Forse profumo?
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 Fiori di campo  

Ah, il cliente pignolo ha anche aggiunto di essere sicuro della correttezza delle traduzioni (probabilmente glielo ha detto Mr. Google Translator in persona). Non mi so immaginare gli errori che ci saranno nel cinese e nel giapponese (peccato che non si legga)...
Se questo è il miglior prodotto...
Così parlò paolazzzi alle ore 13:32 | link | commenti (4)
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giovedì, 05 novembre 2009

Deviazioni culinarie...

Il Body Sushi è un'arte millenaria giapponese in cui si mangia il sushi direttamente sopra un corpo umano (di solito di modella/o). Dice che il corpo ha la temperatura ideale per servire il sushi...

Al Nyomataimori, un ristorante giapponese, invece, si può sperimentare addirittura il cannibalismo: ti servono il corpo di una donna fatto di roba commestibile su un tavolo operatorio... (il video su Youtube viene sconsigliato ai minori, ma è sconsigliato anche ai maggiorenni con stomaco debole, soprattutto dopo i pasti).

Sempre in Giappone per gli amanti del caffè è poi possibile metterselo direttamente in vena...

Poi ci sono i ristoranti-wc, i ristoranti-clinica dove sei comodamente seduto in sedie a rotelle e ti servono da bere in flebo, i ristoranti dove il pesce te lo devi pescare per mangiarlo, i ristoranti dove ti danno preservativi con il caffè e quelli dove si mangia nudi: http://blog.atrapalo.it/e-se-mangiassi.html
Così parlò paolazzzi alle ore 13:22 | link | commenti
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lunedì, 02 novembre 2009

Il miglior business

Volete fare un investimento sicuro in un business che non conosce crisi? Investite nei settori di cimiteri, crematori, ebanisti, pompe funebri, marmisti...

Così parlò paolazzzi alle ore 16:46 | link | commenti
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venerdì, 30 ottobre 2009

Teheran: there's no better PRAY to fly!

Immaginatevi su un aereo di una compagnia che ha ricevuto già diverse sanzioni per avere una flotta troppo vecchia. D'un tratto, poco dopo il decollo, sentite un annuncio: "Signori passeggeri, è il capitano che vi parla, abbiamo un problema tecnico, vi prego di cominciare a pregare".

Cosa fareste?

a) Seguirei il suggerimento e chiederei alle hostess se per caso vendono rosari, Bibbie, Corani o altri gadget sacri. Poi chiederei se c'è un confessore tra i passeggeri pentendomi dei miei peccati nell'intento di ottenere la salvezza eterna last minute
b) Mi impiccherei con la maschera d'ossigeno che tanto non c'è speranza
c) Chiederei alle hostess una bottiglia di alcolico peso per morire felice
d) Canterei a squarciagola l'inno nazionale per morire con orgoglio, da eroe
e) Prenderei un calendario e lascerei la fantasia libera di associare i nomi di tutti i santi ad animali, oggetti, professioni più antiche del mondo, malattie ecc. a partire da capodanno
f) Penserei "accidenti a me e a quando ho scelto una compagnia low-cost"
g) Altro (specificare)
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mercoledì, 21 ottobre 2009

Tour de France. Nonna tappa.

Volata finale: inizia il ritorno. Passiamo per Bergerac, sì quello di Cyrano che infatti è onnipresente: sarebbe stato un bel posto se fosse stato il primo che abbiamo visitato, ma visto che la sua caratteristica sono le case a graticcio che avevamo visto già a sufficienza, non ci è garbato tanto. Ci abbiamo comprato però il formaggio, facendoci consigliare dalla formaggiaia. Ed è stato un errore... eravamo evidentemente turisti e probabilmente ci ha dato il peggio del peggio, così nonostante il frigorifero la macchina puzzava di piedi marci. E poi il frigorifero di casa ha puzzato per settimane finchè non ci siamo decisi a buttare via tutto (mangiarlo era improponibile). Dopodichè, costretti da necessità fisiologiche, ci fermiamo a Eymet, un paesucolo dove all'interno della tipica piazza c'è una tipica festa di piazza. Quindi la decisione di non fermarsi più viene subito cambiata, d'altra parte si deve pur mangiare. La distribuzione è la stessa che a Millau, i banchi in mezzo e i tavoli intorno. Mangiamo cozze con la panna (da cucina), patate fritte e ostriche, non male. Dopo pranzo si va verso Bayonne per vedere se il giorno dopo (il 16 agosto) c'è verso di rilassarsi mezza giornata sulla spiaggia, ma già a metà strada comincia la coda. Decidiamo di passare per le strade di campagna e di saltare Bayonne, correndo il rischio di perdersi perchè le cartine stradali non le riportano tutte, le strade. Arriviamo così a la Bastide Clairance, l'ultimo villaggio più bello di Francia, ma in stile Basco, prima del confine con la Spagna. Case a graticcio, sì, ma con quel tocco in più: le travi colorate di rosso o di verde. Qui cerchiamo da dormire, ma la tipa dell'ufficio turistico ci dice che è tutto esaurito e ci guarda come a dire "coglioni, dove volete andare il 15 di agosto senza aver prenotato?".  Alla fine però riesce a trovare qualcosa a saint Palais, un paese a mezz'ora di distanza. La mattina dopo ci alziamo presto e rientriamo in Spagna da Roncisvalle, dove non c'è niente più che un monastero, una chiesa, una cappella e un cartello con su scritto che mancano 700 km a Santiago de Compostela. E infatti c'è da stare attenti ai camminatori di Santiago che sono ai lati della strada o sbucano dai cespugli. Passiamo da Pamplona ma non ci fermiamo, attraversiamo per sbaglio le strade della Rioja (bei ricordi) e arriviamo a casa nel primo pomeriggio, senza aver beccato un filo di traffico.

Bergerac e CyranoFine, finalmente
Così parlò paolazzzi alle ore 20:38 | link | commenti
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giovedì, 15 ottobre 2009

Tour de France. Ottima tappa.

Due mesi dopo scrivo del giorno 11 delle vacanze, tanto per non dimenticarsene. Colazione, si scende alle 8 e 10, convinti che con il vecchio di casa si fosse fissato alle 8. Ma la padrona di casa ci indica l'orologio, non per il ritardo di 10 minuti ma per l'anticipo di 20. Non siamo ancora pronti, noi siamo puntuali (il vecchio aveva capito 8 e mezzo). Non c'è problema, ci si mette in terrazza a guardare il panorama. Sì, ma avevate detto 8 e mezzo, noi siamo puntuali, io mi sveglio due ore prima per preparare il dolce e ancora è troppo caldo. Va bene, non c'è problema, ci si mette in terrazza a guardare il panorama. Ci si mette in terrazza, si guarda il panorama mentre i vecchi portano una cosa per volta, prima il pane, poi la marmellata, poi il latte, poi le tazze ecc. e ogni volta picchiettano sull'orologio come a dire: noi siamo puntuali. Dopodichè si mettono a parlare della loro vita, di come si sentono fortunati a vivere lì, dei loro viaggi in Spagna e in Italia e vari blablabla. Capiamo il giusto e rispondiamo il giusto (o lo sbagliato), ringraziamo i (fin troppo amabili) padroni di casa, salutiamo il cocker e ci affrettiamo ad uscire.
Al buco, nonostante l'ora fosse tra quelle consigliate per visitarlo, c'è già una discreta fila (si vede che il consiglio è stato seguito rendendolo inutile). Il buco è chiamato Gouffre de Padirac ed è quello che dice di essere, un buco in terra di 33 m di diametro e 75 di profondità. Ci si scende per le scale o in ascensore, poi ci si addentra in un cunicolo tra le rocce che ti porta fino a un fiume a 103 m di profondità. Qui, dopo una discreta coda all'addiaccio, si monta su un barcone spinto da un barcaiolo con la pertica, il quale ti racconta le prime cose su come un fiumiciattolo ha provocato quel casino. Alla fine del tragitto c'è una grotta con stalattiti e stalagmiti e il fiume continua in laghetti colorati e cascatelle. La guida però è un classico talpone secchione che parla basso e solo in francese, quindi non ci si capisce un. Si risale per una bella parete cascatosa per poi riscendere e rimontare sul barcone. Foto turistica 8 Euri. Da perfetti turistici abbocchiamo, è l'unico ricordo, non ti lasciano fare foto nella grotta. E quindi uscimmo a riveder le stelle... alle 11 di mattina non è credibile... ma fa fico.
Il resto della giornata lo passiamo (come no) tra un villaggio più bello di Francia e l'altro: di nuovo Rocamadour, La Roque Gageac (sotto la roccia, con il suo giardino tropicale è anche uno dei villaggi più caldi di Francia e da cui fuggiamo), Beynac, passando per il foie gras (le oche sulla strada) di Lacave e per il castello di Montfort. Si pone il problema dormire: tutto completo nei dintorni di Beynac, c'è il fiume vicino e i canoisti occupano tutti gli spazi. Ci allontaniamo e a culo troviamo l'ultima stanza in un hoteletto loucost. La sera passeggiamo per Beynac, che, per la gioia del mio ginocchio, è tutto in salita.

Gouffre de Padirac





























Continua...

Le foto, come sempre, sono su Facebook
Così parlò paolazzzi alle ore 16:34 | link | commenti
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martedì, 06 ottobre 2009

Volare

Quella di sabato 19 era una bella giornata al principio. Chiamo Marco e chiedo se la giornata è volabile. È volabile e quindi prendo al volo l'occasione per andare a volare con lui. C'è da spettare, ci sono gli esami per il brevetto il giovedì seguente e diversi soci prenotati, approfitto per fare foto e digerire il pollo. Ci tocca verso le 5 e 20. Paracadute ben stretto, poi entriamo nell'abitacolo e allacciamo le cinture in attesa del decollo. Il traino, un Cessna L19, è pronto davanti a noi e il cavo è agganciato. Giù il tettuccio controllo della chiusura, prova radio, Marco controlla strumenti e muove i comandi, tutto ok. Per mantenere liberi i comandi sono costretto a stare a gambe larghe ma senza intralciare la leva dei diruttori con il ginocchio, la posizione è un po' innaturale e la sinistra, operata e non ancora del tutto in forze, trema a 5 gradi Richter. Il traino dà motore, piccola spinta indietro, pochi metri e siamo in volo, prima dell'aereo, siamo più leggeri. Marco si tiene raso terra per evitare che l'aereo abbassi il muso e per far sì che decolli senza pericoli. Virata a destra in direzione del passo della Futa, passiamo sul circuito del Mugello che sembra una pista di moto Polistil. Presa quota ci sganciamo con una virata stretta a destra, mentre l'aereo se ne va a sinistra verso il basso. Rimane solo il fffffff del vento e il biuuuuiiiuu del variometro, un po' fastidioso ma ti ci abitui. L'aria è mossa, ma non eccessivamente, dice Marco, ma questo basta per accorgermi che il pollo non era stato digerito bene del tutto. Cominciamo a volare in spirale per agganciare la corrente e salire di quota, tentare di fare foto in quelle condizioni è un errore, non viene fuori niente di buono e dà un buon contributo al giramento di capo. Freddo, chiudo il piccolo finestrino del tettuccio che spara aria diretta in faccia, caldo, riapro un po'. Un po' di nausea ma resisto, è bello stare lassù, sembra di vedere un diorama con montagne, case e ferrovia con le sue gallerie. Un aliante passa virando più in alto. Segnalo a Marco un gruppo di nuvole che non ha un bell'aspetto verso Firenze e lui decide di rientrare, non è bello volare con vento forte e pioggia. Passiamo bassi sulla croce della Futa per fare ciao ciao alla gente e poi Marco mi lascia i comandi "Mantieni il filo al centro, la velocità a 100 e punta Borgo San Lorenzo per perdere quota". Piedi sui pedali e mano sulla cloche, pilotare non è difficile, ma devi controllare diverse cose: il filo di lana attaccato col nastro adesivo sul tettuccio, elementare ma fondamentale, deve stare dritto; la velocità si mantiene abbassando o alzando il muso, spingendo o tirando la cloche; il cielo attorno deve essere ovviamente libero da altri velivoli per evitare collisioni. Quasi raggiunto Borgo, punto verso Bilancino. Tempo breve e devo restituire i comandi a Marco per l'atterraggio. Il sole comincia già a farsi arancione, è un bello spettacolo. Ancora verso la Futa, Marco comunica l'entrata in sottovento, viriamo per posizionarci in parallelo alla pista. Virata stretta e repentina mentre sto facendo una foto, "Non lo fare mai più senza avvertirmi" dico a Marco mentre il pollo risale quasi fino all'attico, "Ci sono abituato", risponde. Ci allineiamo con la pista, diruttori, una ghigliottina esce dall'ala e taglia l'aria per frenare e far perdere quota al velivolo, la pista si avvicina rapidamente, tocchiamo terra con l'unico ruotino, l'atterraggio non è morbidissimo e il campo fa sobbalzare un po'. Apriamo il tettuccio e usciamo, sono sudato e ho le cinture anche dopo averle slacciate. È tardi, spingiamo il velivolo direttamente in hangar mentre gli allievi continuano a decollare e atterrare dopo aver simulato sganci d'emergenza. Appena venti minuti dopo l'atterraggio comincia il temporale.

Questo è volare in aliante

DSC_0306Altre foto tra i media e su facebook
Così parlò paolazzzi alle ore 18:49 | link | commenti (1)
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giovedì, 24 settembre 2009

AAAAAARGH!!!

Un test a caso su Facebook

1) ke kolore preferisci






2) sei innamorata






3) ke animale priferisci






4) lalal






5) scegli a ksa




ti dovresti kiamare antonella ho patty
Così parlò paolazzzi alle ore 14:18 | link | commenti (4)
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mercoledì, 23 settembre 2009

Tour de France. Settima tappa.

Giorno dieci: no, ancora nove! Dopo la canoa via dal Tern verso la Canourgue, alla ricerca di una camera che troviamo a buco, era l'ultima. La Canourgue è un grazioso paesino pieno di canaletti che passano davanti e sotto le case sbucando all'improvviso con un forte buuu. No, con un semplice fruscio rilassante.
Giorno dieci per davvero: tratto di strada un po' più lungo fino a Padirac, passando per Rudelle con la sua strana chiesinchiesetta fortificata. A Padirac c'è il gouffre, un foro nel terreno di 75 m di diametro scavato da termiti giganti del devoniano in milioni di anni. Ma cosa dici, non è vero! Allora dagli alieni milioni di anni fa. No! Una bomba della terza guerra intergalattica di milioni di anni fa? Ma nooooo! E' naturale? Ecco. Ma parlavano francese e non s'è capito come s'è formato. Comunque, c'era troppa gente e non ci siamo entrati quel giorno. Piano B: Castelnau, ma costa troppo! Piano C: Loubressac (non sarà mica uno dei villaggi più belli di Francia? Sì), nell'ufficio informazioni troviamo proprio il libro "I più Bei Villaggi di Francia" e ci decidiamo a comprarlo. In effetti c'è una grande concentrazione in quella zona e guidati dal prezioso tomo andiamo verso Carennac, fiorente cittadina sulla Dordogne. Poi rimbalziamo a Puymule dove c'è solo la camera che l'impiegata dell'ufficio turistico di Loubressac ci aveva trovato, ma è un bel paese lo stesso. Ci accolgono due vecchi e un vecchio cocker, anzi una vecchia cockera, si meravigliano perchè parliamo un po' di francese e non glie l'avevano detto e ci mostrano la stanza: primo piano sottotetto a spiovente con travi in legno puntellate con chiodi in legno, bagno privato, vista... metto la foto che parla da sola.

Panorama dalla camera a Puymule
Il tutto per la modica cifra di 39 Euro colazione inclusa! Il tempo per una doccia e usciamo per vedere Rocamadour (uno dei vill..., sì!) di notte, non senza aver fissato con il vecchio la colazione per le 8 l'indomani e avergli detto che saremmo tornati prima di mezzanotte (perchè la macchina sennò si trasformava in zucchino e i suoi 90 cavalli in 90 zoccole di fogna). Rocamadour è bella da commuoversi, con il suo castello in vetta alla roccia, il monastero a mezzo nella roccia e il borgo sotto la roccia. Mangiamo in un ristorante pieno di orsacchiotti e girandole per bambini, è buonissimo, soprattutto la salsa di violette e di rose con il patè, una chiccheria. Poi saliamo al monastero, è aperto anche di notte, c'è una visita guidata da un prete e quasi ci si aggiunge ma poi, via, no. Im-pres-sio-nan-te. C'è una grande piazza che dà su alcuni edifici, alcuni con pareti di roccia all'interno, come la chiesa, altri appollaiati sulla roccia sopra al borgo. Ma è tardi, In discesa contro il tempo, per le scale, in uno scenario da favola, incontriamo un distinto giovine con due bambini e sentiamo un ben distinto prooot. "Je peté, pardon!" si scusa l'onesto giovine, rinunciando ad incolpare i figli per l'ignobile rumoreggiare. Mpff, mmmpffff, (giriamo l'angolo) ahhahahahahahaha!!!! Rotoliamo dalle risate! 
Riprendiamo la discesa e raggiungiamo il parcheggio. Poco dopo siamo in camera, silenzio assoluto, a guardare il panorama sui castelli illuminati e le stelle.

Continua...

Nelle foto: la chiesa fortificata, Castelnau, Loubressac, Carennac, la chambre di Puymule, Rocamadour, il monastero di Rocamadour e la piazza

Rudelle, chiesa fortificata
CastelnauLoubressacCarennacChambre a PuymuleRocamadourMonastero di Rocamadour
Piazzetta del monastero di Rocamadour
Così parlò paolazzzi alle ore 00:42 | link | commenti (1)
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venerdì, 18 settembre 2009

Tour de France. Sesta tappa.

Giorno nove: è l’infausto giorno in cui abbiamo deciso di andare in canoa sul Tarn.

A La Malène propongono percorsi di 7 e 13 km, ma non hanno imbarcazioni, quindi andiamo a monte, cerchiamo un altro posto e troviamo un campeggio dove ci accoglie una vecchietta arteriosclerotica che ci propone un percorso di 11 km e, non so per quale motivo, decidiamo che va bene, forse perché c’è scritto 1 ora e mezza di percorrenza. Un bruto a torso nudo e sudaticcio ci imbarca in macchina e ci porta ancora più a monte insieme ad altre due ragazze e nel luogo scelto per l’imbarco ha la genyale idea di far montare le due ragazze sorreggendo la canoa in discesa, con il risultato che questa, una volta lasciata e toccata l’acqua, si impunta e rovescia le poverelle nel fiume… bell’inizio, non penserai di farci fare la stessa cosa? Il tizio sembra aver visto il terrore nei nostri sguardi e ci mette la canoa nel fiume, dove montiamo incerti ma quasi senza problemi. Il vero problema è prendere il ritmo e sincronizzare i movimenti: all’inizio è tragico, ci giriamo n volte su noi stessi e ci incagliamo ennealquadrato volte, con una fatica immane e suscitando le risa dei bambini appositamente intervenuti per prendere per il culo i canoisti inesperti. Le altre canoe passano tranquille e qualcuno ci guarda come per dire si fa così. Dopo un po’ indefinito riusciamo a prendere un certo ritmo da serpente strafatto ma perlomeno ci si muove, anche se in molti punti l’acqua è bassa e la canoa non ci passa, quindi ci tocca scendere e tirarla, sotto il sole di mezzogiorno e senza neanche un po’ d’acqua. Ogni tanto ci scontriamo con altre canoe ed è tutto un pardon! Pardon! Desolé! Nel frattempo, l’ora e mezza prevista per il percorso intero è già passata, e la sensansazione è quella di aver percorso forse 1 km e mezzo (lineare, almeno 3 a zigzag), anche se la fatica è quella di 22. Poi ci sono gli ostacoli. Un ponte basso e stretto viene superato alla grande: ci fermiamo prima per studiare la situazione e lasciar passare altre canoe che vanno dritte senza problemi, poi decidiamo di farci portare dalla corrente (l’acqua è savia! Dice un detto e Isabel) e via verso il ponte. La canoa va dritta per un pezzo, vai, vai, vaaaai, poi comincia a intraversarsi verso sinistra, no, no, nooo, rema a destra! Rema! Rema! CRONK! Incastrati al ponte per traverso. Attenzione: la seguente narrazione è un po’ esagerata, ma rende bene quella scena tragica e il pathos di quei momenti. Attimo di panico (senza audio, zummata sulla faccia dei protagonisti, si legge sulle labbra una bestemmia rallentata), scendiamo dalla canoa per cercare di rimetterla dritta, ma la corrente giusto in quel punto è forte e non ce la facciamo a tenerla. Flup! (Immagine della canoa che si rovescia) I miei sandali se ne vanno, il bidone di plastica che fa da portapacchi si allontana e uno dei remi è già lontano (l’inquadratura segue il remo). Attimo di concitazione, Isabel raggiunge la canoa, ma per raggiungere lei devo attraversare il fiume sotto il ponte, scalzo e con la corrente. (Piano americano, immagine rallentata) “Nnoonn peennsaaree aa mee, preendii iil reemoo! Saallvaaloo! Iioo tii riipreendeeròo!” Esclamo, prima di affrontare eroicamente il fiume. Non mi avrai, inerzia! Ricorrerò alla mia arma segreta: gattonerò con tutte le mie forze! L’attrito è mio alleato e aggrappato a lui percorrerò quel lunghissimo metroemmezzo-due che mi separa dall’altra sponda! Con estrema fatica riesco a non scivolare (ripresa subacquea dei piedi che slittano) e cerco di afferrare con le mani un punto fermo (primo piano sulla mano che afferra una pietra). Ancora uno sforzo! (Primo piano della faccia, espressione di sofferenza). Il fiume tenta un ultimo attacco, quasi uno sgambetto, ma non ce la fa. Sono salvo, ma devo affrettarmi per raggiungere la canoa, i piedi fanno male e le pietre sono amiche del fiume: i miei passi sono incerti, inciampo, ma non cedo, nel mio incedere non cado e non demordo. Raggiunta finalmente la canoa, il remo prosegue il suo viaggio: prendilo! Prendilo! Lo recuperiamo a stento. Tutto questo davanti a un campeggio, alla grande! (Immagine dei campeggiatori che se la ridono e si producono in una schioccante stecca).

Il sole picchia e ci coglie impreparati, per fortuna ci siamo portati dietro i costumi e il portafogli e c’è la possibilità almeno di fare il bagno prima di svenire e di andare a comprare una bottiglia d’acqua in un campeggio. Zuppi per il sudore e sfiancati, finalmente raggiungiamo un paese sul fiume che avevamo visto dalla macchina. Cerchiamo da mangiare, c’è un ristorante, ma è chiuso e riusciamo a trovare solo dei gelati (meglio di nulla!). Ancora affamati ma un po’ più riposati, riprendiamo e ci infiliamo in una battaglia di ragazzotti in canoa gridando atonsiòn! Poi ancora un ostacolo: c’è da scendere e da calare la canoa da una pescaia. Dopo l’esperienza precedente è facilissimo. Siamo distrutti, Isabel non ne può più e non vede la fine, io cerco di non pensarci, non aiuterebbe ad arrivare prima. Ci sembra di aver percorso un Rio delle Amazzoni intero e di aver già passato il campeggio, ma poi, dopo circa 5 ore di pagaiate arriviamo al cartello della fine del percorso, paghiamo e ci allontaniamo dal maledetto Tarn.

 

Il Tarn e Castelbouc

Così parlò paolazzzi alle ore 18:51 | link | commenti (1)
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